Rien n’aura lieu que le lieu

Quentin Lefranc in mostra a Parigi, par Anna Battiston, Art Life, 5 janvier 2017

QUENTIN LEFRANC, Exposed II, jerome pauchant, molly sj lowe

 

Cosa significa fare pittura nell’epoca contemporanea? Se da un lato assistiamo da qualche tempo ad un ritorno della figurazione, c’è chi invece decide di intraprendere una strada traversa, ed anziché interrogarsi sull’immagine pittorica rimette in causa ciò che sta dietro l’immagine, ciò che tradizionalmente permette ad essa di esistere, rimanendone nascosto. È il caso, questo, di un giovane artista francese, Quentin Lefranc (1987), che espone all’inizio del nuovo anno (4-7 gennaio 2017) alla Galleria Jérôme Pauchant di Parigi.

Formatosi alla Scuola d’Arte di Rueil-Malmaison et alla Scuola di Arti Decorative di Parigi, Quentin Lefranc interroga la pittura, i suoi esiti e i suoi significati al giorno d’oggi, da un punto di vista trasversale e pluridisciplinare, ridefinendone i limiti nell’incontro con musica, teatro, scultura e design, riportando alla vita quell’antica ispirazione wagneripana di un’opera d’arte totale. Una Gesamtkunstwerk dell’epoca contemporanea, dove a convergere sono intensità luminosa e volume musicale, gli stessi volumi modulari del FOLIO di Earl Brown, compositore della scuola newyorkese degli anni Cinquanta: così potremmo definire l’installazione che Quentin Lefranc propone nello spazio della Galleria Pauchant, perché di spazio si parla, di zona, di territorio luminoso. Incomplete Canvas, Beyond notation e Background n°1, tre opere distinte dell’artista trovano in questo contesto e incontro spaziale, un significato specifico, rifiutando di definirsi installazione in situ quanto piuttosto in tempore, per un attimo insieme, incontro puntuale e noncurante del proprio materialismo né di quella sacralizzazione feticista tipica dell’opera d’arte.

I moduli musicali di Brown prendono forma e diventano volumi luminosi appoggiati a terra. Un filo nero li unisce, come un disegno a matita tracciato sul pavimento della Galleria. Ogni modulo si caratterizza per un’intensità luminosa propria, che muta sulle frequenze di un ritmo ondulatorio lento e aleatorio. La luce si materializza in uno sfumato tipicamente pittorico, attraverso una tela violacea che cala dal soffitto per scendere fino al pavimento, in netto contrasto con il colore giallo del muro retrostante della Galleria. Come un affresco a soffitto, una tela di forma irregolare completa lo spazio visivo dell’installazione. Un telaio, invero, perché la tela é capovolta, e ci mostra il suo retro, la sua struttura, dipinta di nero al fine di diventare essa stessa il soggetto dell’opera d’arte, a discapito dell’immagine alla quale tradizionalmente rende servizio. L’opera si costituisce quindi, attraverso la decomposizione degli elementi pittorici tipici della storia della pittura, come costruzione nuova e spaziale poiché, come afferma l’artista, «la pittura non é un punto di vista, ma uno spazio».

 

Tuttavia un punto di vista esiste, una prospettiva, cosi come una profondità. Tutti gli elementi della pittura accademica sono presenti e problematizzati in un rapporto reciproco, a formare a legami nuovi e nuovi significati. L’intensità luminosa della pittura, cosi come quella della stessa Galleria, in quanto/poiché i moduli di Beyond notation rappresentano la quasi unica fonte d’illuminazione presente, assumono ora un carattere musicale e ritmico. Il telaio diventa opera d’arte tanto quanto lo sfondo sfumato. Questa decontrazione é un capovolgimento, tanto della funzione quanto del senso storico e sociale della rappresentazione pittorica, sottolineato dal riferimento all’affresco a soffitto. L’osservatore entra quindi nello spazio pittorico, come in un ambiente che invade l’intero spazio espositivo. La pittura é desacralizzata a favore di una valorizzazione inversa dello spazio che diventa l’opera, e l’osservatore è obbligato a farne parte, ad innescare involontariamente un sistema di legami intellettuali di significato, di referenze storico-culturali, attore, in un palcoscenico pittorico-architettonico.

 

Crédit photo : Molly SJ Lowe.